
Articolo del 03/03/2026
In occasione della Giornata Mondiale dell’Udito, promossa ogni anno dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per sensibilizzare sull’importanza della prevenzione e della salute uditiva, è fondamentale accendere i riflettori anche su disturbi spesso invisibili ma altamente impattanti come l’acufene. Informare, diagnosticare precocemente e intervenire in modo appropriato rappresentano i primi passi per proteggere il proprio udito e migliorare la qualità di vita.
Si può guarire dall’acufene?
L’acufene – la percezione di un fischio, ronzio o rumore in assenza di uno stimolo sonoro esterno – è un disturbo molto diffuso e spesso fonte di forte preoccupazione per chi ne soffre.
Una delle domande più frequenti rivolte allo specialista è:
“Si può guarire dall’acufene?”
La risposta corretta è: dipende dalla causa.
Ed è proprio qui che il ruolo dell’otorinolaringoiatra diventa centrale.
Ne parliamo con il Prof. Di Girolamo, otorinolaringoiatra della Clinica Arsbiomedica, dove è attivo un Centro dedicato alla diagnosi e al trattamento degli acufeni.
Quando può “passare” e quando si lavora sulla gestione dell’acufene?
Non tutti gli acufeni sono uguali.
In alcuni casi l’acufene è secondario a cause identificabili e trattabili (ad esempio occlusione da cerume, condizioni infiammatorie dell’orecchio, disfunzione tubarica, esposizione acuta a rumore, farmaci potenzialmente ototossici). In questi quadri, trattando la causa il sintomo può ridursi nettamente o scomparire.
In altri pazienti l’acufene è legato a sofferenza cocleare e/o riorganizzazione dei circuiti uditivi centrali, spesso associata a ipoacusia. Qui l’obiettivo non è “cancellare” il suono, ma ridurne la salienza percettiva e l’impatto clinico, interrompendo il circuito attenzione–stress–peggioramento della percezione.
Quali sono le terapie disponibili oggi per curare l’acufene?
Non esiste una terapia universale: la strategia è personalizzata. Quando presente, si tratta la patologia sottostante. Nei pazienti con ipoacusia, gli apparecchi acustici possono migliorare l’udito e ridurre la percezione dell’acufene. Le terapie sonore e i programmi di habituation possono aiutare a “desensibilizzare” il sistema uditivo. Se l’acufene si associa ad ansia, insonnia o ipervigilanza, il supporto cognitivo-comportamentale può essere utile. In ogni caso, counseling e educazione sono parti centrali del trattamento: capire cosa sta succedendo e cosa aspettarsi riduce già una quota importante di sofferenza.
Il Centro Acufeni della Clinica Arsbiomedica: visita approfondita e percorso guidato
In Arsbiomedica la presa in carico non si limita a “dire che cos’è”, ma prevede una visita accurata e un counseling strutturato, con ricerca sistematica di cause e condizioni associate e, quando indicato, accertamenti mirati (audiologici e/o di secondo livello). L’obiettivo è definire un percorso realistico e coerente con il profilo clinico del paziente.
L’approccio è multidisciplinare: oltre all’otorinolaringoiatra, possono essere coinvolti audiologi, psicologi clinici, neurologi, fisioterapisti (se rilevante la componente cervicale) e dentisti (se sospetto contributo temporo-mandibolare).
Perché la diagnosi precoce è fondamentale?
Intervenire presto aiuta a identificare cause reversibili, ridurre il rischio di cronicizzazione e contenere l’impatto emotivo del sintomo. Un acufene recente non va ignorato, ma nemmeno vissuto con allarmismo: la valutazione specialistica è il primo passo corretto.
In conclusione non sempre si “guarisce” dall’acufene in senso stretto, ma nella grande maggioranza dei casi è possibile ridurne il peso clinico e tornare a una vita pienamente gestibile, grazie a diagnosi accurata, counseling e trattamento personalizzato.
In occasione della Giornata internazionale dell’orecchio e dell’udito, il messaggio è chiaro:
ascoltare i segnali del proprio udito è il primo passo per proteggerlo.
Prenotare una visita con un otorinolaringoiatra è il gesto più semplice e più importante per prendersi cura della propria salute uditiva.



