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Articolo del 18/10/2023

Nel corso degli ultimi decenni, si è osservato un notevole progresso nelle metodologie di neuroimaging.

I recenti progressi tecnologici hanno reso possibile, oltre allo studio morfologico, anche la valutazione funzionale approfondita del sistema nervoso, con l’obiettivo di comprendere le relazioni tra aree cerebrali specifiche e le funzioni che esse svolgono, di localizzare le regioni coinvolte nelle patologie neurologiche e infine di sviluppare nuove strategie terapeutiche per trattare tali malattie.

Le metodologie più comunemente utilizzate per l’analisi morfologica del cervello sono la TAC, oggi chiamata TC, e la Risonanza Magnetica (RM).

La PET e la risonanza magnetica funzionale sono invece due tecniche di neuroimaging avanzato, che consentono la valutazione dell’attività di malattia e l’analisi dettagliata della localizzazione nel cervello delle funzioni cognitive e motorie, rispettivamente.

Approfondiamo l’argomento con la Dott.ssa Andreoli, neuroradiologa in ArsBioMedica

TC: quale ruolo nello studio dell’encefalo?

La prima applicazione clinica della TC riguardò lo studio del cervello, il che fa comprendere quanto sia stato importante l’impatto di questa metodica sullo studio del sistema nervoso centrale.

Il ruolo incontrastato della TC è stato ridimensionato dall’introduzione della RM, che permette una valutazione migliore e più dettagliata del parenchima cerebrale rispetto alla TC.

La TAC rimane comunque l’esame di prima istanza in molte condizioni grazie ad uno dei suoi principali vantaggi, quale la rapidità dell’esame, per cui anche in pazienti claustrofobici si riesce ad ottenere una buona performance e scarsi artefatti del movimento.

Per questo motivo è la metodica di scelta in emergenza, quando è necessaria una rapida valutazione del paziente (ad esempio verificare se l’insorgenza dei sintomi neurologici sia dovuta ad un’emorragia celebrale), grazie all’eccellente capacità di visualizzazione del sangue e delle lesioni traumatiche delle ossa craniche e vertebrali.

Inoltre, le nuove apparecchiature spirali multistrato hanno introdotto la possibilità dello studio angio-TC dei vasi intracranici, fondamentale per la diagnosi di tutte le condizioni patologiche celebrali che riconoscono un’origine vascolare, che un tempo richiedevano esami più invasivi come l’angiografia, primo tra tutti l’ictus.

In Arsbiomedica disponiamo di un tomografo computerizzato di ultima generazione che permette di acquisire lo stesso volume più volte nel tempo, con intervalli molto ridotti grazie alla velocità di acquisizione, sfruttando al massimo le potenzialità del mezzo di contrasto.

Risonanza magnetica: la metodica di scelta

La risonanza magnetica può essere definita la tecnica diagnostica di elezione, in quanto richiede più tempo per l’acquisizione delle immagini ma è in grado di fornire tutte le informazioni necessarie nell’inquadramento delle patologie del sistema nervoso centrale. La metodica è in grado di integrare informazioni complete, che si stanno rilevando sempre più utili ai fini della corretta scelta terapeutica.

Attraverso l’uso di campi magnetici e impulsi radio, produce immagini ad alta risoluzione che permettono agli specialisti di identificare anomalie strutturali, lesioni e cambiamenti patologici nel cervello. Questa tecnologia riveste un ruolo cruciale nella diagnosi e nel monitoraggio di una vasta gamma di alterazioni patologie SNC (sistema nervoso centrale), fornendo informazioni fondamentali per la pianificazione del trattamento e la valutazione dei progressi terapeutici.

Nello specifico ad esempio, è fondamentale per:

la diagnosi di condizioni patologiche del sistema nervoso centrale, come la sclerosi multipla, nonché per la rilevazione dei tumori cerebrali come glioblastomi, astrocitomi, neurinomi dell’acustico e medulloblastomi.

è utile per identificare infiammazioni di origine infettiva come meningiti ed encefaliti, nonché alterazioni legate alla pressione liquorale come l’idrocefalo.

Grazie a sequenze specifiche come le immagini di flusso (TOF) e all’uso del mezzo di contrasto come il gadolinio, è possibile indagare anche alterazioni vascolari come la trombosi dei seni venosi, le stenosi arteriose e gli aneurismi.

Inoltre, la risonanza magnetica dell’encefalo viene impiegata per indagare l’eziologia di sintomi sospetti come improvvisa debolezza di un arto, disturbi della vista, vertigini persistenti, cefalea, crisi epilettiche e cambiamenti improvvisi del comportamento. Questi dati anatomici e funzionali forniti dalla RM consentono una valutazione approfondita e una diagnosi precisa oltre che la diagnosi differenziale tra le diverse forme morbose.

L’evoluzione delle tecniche di imaging: la risonanza magnetica funzionale

Negli ultimi vent’anni, la risonanza magnetica (RM) ha registrato notevoli progressi nel campo dell’imaging cerebrale non invasivo grazie alle avanzate tecniche di imaging funzionale.

L’imaging funzionale è una metodica non invasiva che consente di rilevare l’attività cerebrale analizzando le variazioni nel flusso sanguigno. Con essa è possibile individuare le aree cerebrali coinvolte in funzioni specifiche, come il movimento di un arto o la produzione verbale; l’area specifica del cervello depuata ad una funzione viene “attivata” attraverso la somministrazione di tasks specifici.

Le scansioni hanno molteplici applicazioni, che vanno dal monitoraggio del morbo di Parkinson all’analisi dell’effetto di un determinato farmaco sul cervello.

In Arsbiomedica, disponiamo di una Risonanza Magnetica 3 TESLA di ultima generazione che fornisce informazioni preziose per lo studio di disturbi neurologici, come ictus, tumori cerebrali, malattie neurodegenerative e epilessia.

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